Esami endoscopici… quando è veramente necessario eseguirli?
La gastroscopia e la colonscopia sono gli esami per eccellenza che vengono eseguiti nella diagnosi delle patologie che interessano il tratto gastroenterico. La società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva ha registrato che ogni anno nel nostro paese vengono eseguiti oltre 1,7 milioni di esami endoscopici. Molti di questi accertamenti vengono ritenuti inutili e dispendiosi – ha sottolineato il Prof. Nardone componete del consiglio direttivo della Sige – in quanto eseguiti senza aver effettuato prima una visita specialistica. In particolare, rientra tra le richieste ritenute “inappropriate” l’esame endoscopico eseguito per la diagnosi della digestione cosiddetta difficile, tecnicamente detta dispepsia, causata principalmente dall’infezione da Helicobacter pylori. Invero, per la diagnosi e cura di quest’ultima patologia sarebbe consigliabile – ha spiegato la Sige in una nota – eseguire il test non invasivo denominato breath test. Pertanto, la gastroscopia, da considerarsi un esame di secondo livello, potrebbe essere richiesta per quei pazienti che non abbiano trovato giovamento dalla terapia eradicante prescritta dal medico specialista.
Tuttavia, in presenza di disturbi ricorrenti, (quali ad es. dimagrimento, anemia, sanguinamento gastro intestinale), – secondo la Sige – la colonscopia e la gastroscopia sono esami indispensabili per una diagnosi corretta. Non da meno, questi accertamenti sono utili nella prevenzione e monitoraggio delle patologie pre cancerose.
Il presidente della Sige – Antonio Craxi – ha ribadito quanto sia importante, nella lotta contro lo spreco in campo sanitario, l’informazione corretta sia della popolazione che dei professionisti per individuare un percorso diagnostico e di cura appropriato.