Un recentissimo studio dell’American Heart Association ha fatto emergere un dato negativo relativamente alle patologie cardiache e alla percezione delle stesse nelle donne.

E’ stato dimostrato, infatti, che queste avvertono meno il rischio reale di malattia cardiaca, con una più spiccata attenzione alle patologie oncologiche piuttosto che a quelle cardiovascolari. La circostanza è presto dimostrata dal successo delle campagne di prevenzione anti cancro raccomandate dall’Oms e, d’altra parte, dalla prognosi peggiore per le donne nell’infarto miocardico.

Nella lotta alle malattie cardiovascolari un punto fondamentale è accrescere la consapevolezza dei fattori di rischio quali diabete e ipertensione, addirittura più frequenti nel sesso femminile. Ridurre la pressione arteriosa, per esempio, è una delle condizioni più importanti per migliorare la sopravvivenza ma questi fattori di rischio sarebbero tenuti in poco conto dalle donne.

Un caso esemplare è quello delle cardiomiopatie ipertrofiche. Secondo il registro italiano più del 60% degli affetti da questo disturbo cardiaco sono uomini ma probabilmente solo perché questi, rispetto alle donne, hanno ricevuto almeno una visita nella loro vita, ovvero prima di effettuare il servizio militare. L’ipertrofia viene diagnosticata più tardi nelle donne, ad un’età media di 51 anni contro i 42 degli uomini pur presentando nel 60% dei casi una dispnea più grave, presente negli uomini solo nel 39% dei casi.

La spiegazione è dovuta, secondo lo studio citato, alla maggiore attenzione delle donne alla salute degli altri in famiglia e meno alla propria. Sono loro abitualmente ad occuparsi della buona condizione dei familiari, a informarli sulla prevenzione o accompagnarli a effettuare visite ed esami. Risulta altresì che le stesse arrivano più tardi a richiedere l’intervento medico perché percepirebbero meno il dolore. Secondo i dati, al momento dell’infarto il 43% delle donne non avrebbe riferito alcun dolore toracico.